La sindrome della “riserva indiana” ovvero il trionfo del settarismo.

La sindrome della “riserva indiana” ovvero il trionfo del settarismo.

La sindrome della “riserva indiana” ovvero il trionfo del settarismo.

Mentre attorno a noi avanza la censura delle idee, la mistificazione della realtà, e sale – da parte dei nostri avversari – una voglia matta di leggi liberticide, bavagli e presunte “commissioni di vigilanza”, noi siamo immersi nel più arido settarismo. Infatti, sembra proprio che nel cosiddetto “campo identitario” ci sia un virus auto castrante, che impedisce di intavolare un qualsiasi dialogo o prospettiva di azione comune. Atteggiamenti del tipo: “se ci sono quelli li noi non veniamo” pensavamo facessero parte del passato e che, visti i tempi a dir poco duri, si fosse arrivati ad un grado di maturità tale da non riproporre questo sterile modo di porsi. Invece no, abbiamo notato che tutto ciò è ancora attuale. Ma quanta importanza vi date? Ancora non avete capito che sono le IDEE ad essere protagoniste e non gli uomini. Non volete venire perché non gradite tizio oppure caio? E sti cazzi! (Perdonate il francesismo). L’assurdo e improduttivo doppiopesismo che in troppi di noi ancora persiste, crea una situazione nella quale un evento con identici ospiti e tematiche, se organizzato da un gruppo va bene mentre se viene fatto da un altro non va bene più. Questa continua lite di condominio non ha fatto altro che sprecare valide energie e costringere tanti a un inevitabile “passaggio al bosco”. Noi di Aprilia in Prima Linea abbiamo avuto la volontà e la faccia tosta di pensare che, il non essere organici a nessuna gerarchia di partito o movimento, potesse essere un punto a favore. Una specie di “campo neutro” un luogo in cui tutti, indistintamente dall’appartenenza, potessero sentirsi a casa. E ne siamo ancora fermamente convinti. Ma alcune delle risposte – o sarebbe meglio dire “non risposte” – ricevute da uomini gravitanti nell’ambito delle forze culturali a noi più prossime (giornalisti e intellettuali), fanno cadere le braccia. “Se voi foste parte della nostra rete non avremmo difficoltà a diffondere il vostro evento”. Traduzione: anche se il tema è condiviso, voi non indossate la nostra pettorina e quindi non vi diamo spazio o aiuto. Semplice. Ma questi sono gli stessi che spesso li senti parlare di “unità” e di “progetti comuni”, ma che in testa hanno soltanto la prospettiva di essere loro a guidarli altrimenti non se ne fa niente. Intanto i treni passano e la guerra culturale in atto si sta trasformando in guerra quotidiana per la sopravvivenza, anche fisica e non solo politica. Noi – piccoli e provinciali – senza indugi diamo appuntamento sabato 16 novembre a tutti gli uomini e le donne che si sono liberati dalla “sindrome della riserva indiana”, e che si sono stufati di recitare una parte in una commedia che inevitabilmente ci relega al ruolo di comparse. Vediamo se almeno la grandezza dell’opera di Aleksandr Dugin, e lo spessore culturale, politico e umano di Maurizio Murelli e Rainaldo Graziani, convinceranno tanti a lasciare la casacca nel cassetto e presentarsi da uomini liberi e di pensiero. Vi aspettiamo sabato, 16 novembre, alle 17.30 presso il Casello Ristopub in via Nettunense, al chilometro 27,400 ad Aprilia.

Emanuele Campilongo

Autoreapriliainprimalinea

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