Presentato ad Aprilia il Soggetto Radicale

Presentato ad Aprilia il Soggetto Radicale

Presentato ad Aprilia il Soggetto Radicale

l’apertura della presentazione del Soggetto Radicale

Sabato 16 novembre si è svolta al Casello Ristopub di Aprilia, la presentazione nazionale dell’opera di Aleksandr Dugin dal titolo Soggetto Radicale. L’ampia sala è stata gremita in ogni ordine di posto, da un attento e variegato pubblico proveniente da molte parti d’Italia, dal profondo nord al sud passando per la Capitale. Aprilia in Prima Linea ha prodotto il suo massimo sforzo organizzativo per questo evento, consentendo la presenza sul nostro territorio di relatori del calibro dell’editore Maurizio Murelli (Aga Editrice) e di Rainaldo Graziani. Ad aprire gli interventi è stato Emanuele Campilongo che oltre ad effettuare i ringraziamenti agli intervenuti, ha sottolineato come il gruppo di Apl è orgoglioso di aver portato in terra pontina un evento di tale caratura. “Il nostro è un campo neutro, una casa dove tutti possono e debbono sentirsi a proprio agio – afferma Campilongo – poiché è nella provincia più profonda che la post modernità imperante trova maggiori resistenze. L’opera di Dugin è quello che ci serve. Abbiamo la necessità di aggiornare il nostro arsenale metapolitico e culturale – continua il coordinatore di Apl – e allo stesso tempo di uscire dalla “sindrome della riserva indiana”, che attanaglia troppi esponenti del nostro ambiente. Dobbiamo fare di tutto per essere guida dei processi di mutamento e non di essere travolti da essi, o divenire preda dell’inconsistenza.

una parte del folto pubblico intervenuto

Infine – conclude Campilongo – abbiamo il dovere di agire concretamente per superare gli steccati ideologici in cui il sistema ci ha imbrigliato, e capire che il vero nemico è la dittatura liberale in atto.” Subito dopo è stata la volta di Rainaldo Graziani.

l’intervento di Rainaldo Graziani

Il suo è stato un intervento magnetico e vibrante, egli ha saputo toccare le corde dell’anima dei presenti e catturare l’attenzione degli stessi fino quasi a turbarli. In particolare andando a toccare argomenti specifici, simbolo della post modernità imperante, legati in particolare al progresso tecnologico in campo militare e sul controllo delle persone. Graziani ha spaziato da “ciò che è stato a ciò che dovrà essere”, rivendicando le esperienze di una certa area culturale e politica che già dal 63’ studiava la beat generation, il ribellismo giovanile e i contrasti da cui nacquero esperienze musicali ad artistiche d’avanguardia.

il pubblico attento segue i lavori

Tutto, molto prima del famoso 68’. “Il ruolo delle associazioni è di fondamentale importanza – ha affermato Graziani – ad esempio grazie ad Apl questa serata è stata possibile. Esse sono l’avanguardia culturale, e una avanguardia esiste in funzione di una retroguardia che è rappresentata dalla forma partito/movimento, ed essa non è meno importante. Vanno superati i concetti di destra e sinistra – ha proseguito Rainaldo Graziani – e la nostra forza sta nel non essere inquadrabili. Noi siamo nati per proporre, ascoltare e comprendere non cediamo alla facile polemica. Noi siamo i custodi del pensiero del lupo ed esso non è addomesticabile. Bisogna superare sé stessi, – sottolinea Graziani – e ciò significa andare a misurarsi con il futuro creandoci le nostre stelle polari per poter navigare nella post-modernità.”

un “quasi totale” della sala gremita

Infine Rainaldo Graziani ha voluto dare un consiglio per chi vuole fare politica in questi tempi. “Bisogna studiare la geopolitica poiché con essa si comprende la logica dei grandi spazi, se la politica la farà propria essa risulterà più efficace. Davanti a fenomeni di evidente decadenza legati post modernità, come ad esempio il gender nelle scuole – prosegue Graziani – non possiamo collocarci come dei reazionari, inorridire semplicemente è da perdenti. Dobbiamo osservare e trovare soluzioni alternative, questo metodo di azione è da Soggetto Radicale. Bisogna creare una dimensione clanica, rifondare il linguaggio e dare forza alla parola.”

Dopo tale intervento era arduo il compito di Maurizio Murelli il quale, ben conscio del fatto che tale libro necessitasse di un elevato grado di concentrazione per essere spiegato e compreso, sia da parte sua che degli uditori, si è avvalso di uno scritto per non rischiare di essere poco esaustivo. Ovviamente, le precauzioni dell’editore milanese erano esagerate visto che durante la sua lunga esposizione non si è udito un mormorio, anzi erano – se debitamente concentrati – percepibili i “rumori dei cervelli in azione” da pare degli intervenuti, immersi nel compito non facile di stare dietro alle doti di “scalatore del pensiero” di Maurizio Murelli. Solo per fare un piccolo esempio del Pantheon culturale a cui l’intervento dell’editore si è affidato, non possiamo non nominare Junger, Evola, Nietzsche, Gottfried Benn, Guenon, Heidegger. Tanta roba, forse troppa per chi è venuto solo per mostrificare. “La mia funzione – ha affermato Murelli – è quella di elaborare proiettili intellettuali e metterli a disposizione. Tale lavoro (quello del Soggetto radicale) è stato frutto di un lavoro di 18 mesi e la cui opera di traduzione è stata particolarmente complicata. Un lavoro immane soprattutto per renderlo comprensibile al pubblico italiano.

Maurizio Murelli e Emanuele Campilongo

Nel libro vi è l’importanza di essere impegnati per il mutamento – prosegue Murelli – ma esso non è un manuale per chi vuole fare politica. Il paragone con Cavalcare la tigre di Julius Evola è diretto e quindi per capire il Soggetto Radicale non si può prescindere da quest’opera. Allo stesso tempo, non si può comprendere il testo di Evola senza conoscere ad esempio Nietzsche e il suo Così parlò Zaratustra. I concetti evoliani della “Politeia” e dell’Anarca di destra hanno portato parecchi a sbattere in passato – sottolinea l’editore – volendo dare ad essi una valenza pratica nel fare politica. Evola non scioglie alcuni nodi che Dugin con il Soggetto Radicale si occupa di dirimere. Quando la metaforica tigre è stata cavalcata fino a sfiancarla e si scende, cosa succede?

ancora uno scorcio del numerosissimo ed attento pubblico

Il punto di partenza rimane il senso di estraneità che l’uomo differenziato ha rispetto alla post modernità imperante. Ed anche il suo rapporto con il nichilismo va affrontato. Dugin lo fa con una luce nuova. Il nichilismo – continua Murelli – è una condizione della Tradizione, come la notte è una condizione del giorno e l’inverno è quella di un anno. Si vive anche nella “notte” e in essa si deve agire. Noi siamo nel pieno della grande notte, da cui arriveremo al Sole di mezzanotte e da esso si paleserà il Soggetto Radicale. Egli è sempre “pro” mai “contro”, somiglia ad un Dioniso – per fare un paragone filosofico – non è un Titano. La vitalità di quest’opera e la sua potenzialità è tale che ancora oggi è oggetto di discussione e approfondimento tra me, Rainaldo e Dugin. Tornando a Evola e concludendo – termina Murelli – egli non mette a fuoco ad esempio il concetto Heideggeriano dell’Esserci, ed è in questo spazio che Dugin opera la chiusura del cerchio con il Soggetto Radicale.” Il poderoso intervento di Maurizio Murelli ha visto anche la recitazione del 5° paragrafo sul “discorso degli ultimi uomini” tratto dallo Zaratustra di Nietzshe. Vi consigliamo vivamente di ascoltarlo poiché ne esiste un filmato su Youtube particolarmente esaustivo e importante per la comprensione di questo passaggio.

Nietzsche/Zarathustra – “Il discorso degli ultimi uomini”

Prima del termine della manifestazione e dopo quasi due ore di potente evocazione culturale, Rainaldo Graziani ha voluto raccontarci un aneddoto del Dugin filosofo, sul solco degli antichi greci. Infatti, alla domanda se fosse in grado di spiegare il concetto del Soggetto Radicale ad un bambino di undici anni (proprio come i filosofi antichi), Aleksandr Dugin ha risposto positivamente. E rivolgendosi al bambino: “Immagina una foresta rigogliosa e verde, pensa di distruggerla e incendiarla anche se è una cosa cattivissima. Ciò che prima era vita ora è tutto bruciato. Ma il bosco rinascerà. Non tutte le piante ma solo alcune lo faranno. Poiché esse hanno nelle loro radici – da esso il termine Radicale – la linfa vitale che permetterà alla foresta di rinascere. Questo è il Soggetto Radicale”.

Uffico Stampa APL

Autoreapriliainprimalinea

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